Per il mercato del lavoro modenese il 2011 è stato un anno sostanzialmente stabile rispetto alle turbolenze che hanno caratterizzato i due anni precedenti. I numeri, presentati dall’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Modena, anticipato dall’assessore provinciale alla Formazione e Lavoro Francesco Ori, indicano un mercato stabile nel quale si è arrestata la discesa, con un tasso di attività e di occupazione inalterati e quello di disoccupazione in lieve calo, ma dove non è ancora cominciata la risalita a causa delle profonde trasformazioni strutturali indotte dalla crisi che rendono incerte le prospettive.
Gli indicatori economici già da qualche tempo sono in ripresa ma i timori sulla tenuta dell’economia inducono le aziende alla prudenza e ad approcciarsi diversamente al mercato del lavoro: da qui, a fronte di un saldo che nel 2011 è, anche se di poco, positivo (2.732 assunzioni in più rispetto alle cessazioni), deriva la crescita dei contratti a tempo determinato (6.557 in più rispetto al 2010) e la diminuzione di quelli a tempo indeterminato che sono 6.037 in meno, nello stesso arco di tempo le trasformazioni di contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato sono state 7.383. Crescono anche i contratti di apprendistato (1.107 in più) e il lavoro a chiamata (con un aumento di 1.398 contratti).
«La crisi ha portato cambiamenti strutturali nel mondo del lavoro – commenta Francesco Ori – che richiede ora non solo una maggiore flessibilità contrattuale ma anche duttilità nelle competenze e nelle mansioni. È quindi necessaria, e soprattutto urgente, una riforma nazionale del mercato del lavoro».
Secondo i dati dell’Osservatorio, il mercato del lavoro modenese premia i settori più dinamici sui mercati esteri, in particolare la meccanica e i servizi diretti al sistema produttivo come i trasporti. Stabile la situazione dei comparti più orientati al mercato interno, come il tessile e il commercio, mentre è critica quella dell’edilizia, con previsioni di mercato ulteriormente negative per il 2012, e della ceramica che vive ancora una fase di trasformazione importante.
Aumentano le barriere all’ingresso del mercato del lavoro per chi non è specializzato: le imprese richiedono infatti professionalità altamente qualificate come specialisti di tecnologie informatiche, telematici, ingegneri meccanici, specialisti di gestione e controllo, nei rapporti col mercato, nella gestione degli stock e dei magazzini. Si cerca anche personale qualificato nelle attività commerciali e nei servizi sanitari. Ma mancano anche gli artigiani dei servizi nei mestieri “tradizionali” come elettricisti, idraulici, magliaie e artigiani specialisti nel tessile.