2,5 messi a disposizione dal Governo con il primo decreto, altri 6 appena sbloccati. Ma il fascicolo partito per Bruxelles, per ottenere l’attivazione del fondo di solidarietà dell’Unione Europea, stima 13,2 miliardi di danni. Come dire: i conti non tornano. O meglio, per consentire all’Emilia di ripartire servono altre risorse, almeno altri 5 miliardi. Tanto più che per la prima emergenza sono stati spesi oltre 700 milioni, contro i 50 stanziati. Qualcuno pagherà. In attesa delle risposte, il dossier della Protezione civile consente di mettere un punto fermo sui danni complessivi causati dal sisma: 11,5 miliardi per l’Emilia, il resto riguarda mantovano e provincia di Rovigo. Dal fondo di solidarietà dell’Unione Europea potrebbero arrivare risorse importanti per la ripartenza della Bassa e per iniziare a colmare il gap con i 5 miliardi che mancano all’appello. Nell’immediato, invece, c’è il bando regionale che mette a disposizione 10 milioni di fondi europei per consentire la riorganizzazione delle attività produttive e commerciali delle zone colpite dal terremoto. Nove i milioni destinati ai privati, mentre un milione andrà ai Comuni per attrezzare le aree, tutti a fondo perduto. Le domande andranno presentate alle Province, dal 6 agosto al 7 settembre. Il contributo andrà da un minimo di 5mila ad un massimo di 15mila e potrà coprire l'80% delle spese.
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